Kiwanis International

 

 DISTRETTO ITALIA - SAN MARINO

 

Kiwanis Club Noto Barocca:

Come un soffio 25 anni son volati

(a cura dell'addetto stampa Roberto Nastasi)

 

Se tra gli anni ‘60 e la prima metà dei ’70, in tempo di contestazione globale, Marcusismo e Maoismo, mi avessero parlato di Club service , credo che avrei potuto anche litigare con il povero interlocutore.
Ricordo ancora il dispiacere di un mio familiare e di un suo amico, all’epoca presidente del Rotary, allorché nel 1978 mi invitarono a fare parte del loro Club. In quell’occasione, in modo un pò sprezzante risposi loro che non avevo tempo da perdere con simili sciocchezze.
Inutile dire che la questione non era soltanto di carattere ideologico culturale. Come spesso accade nei centri piccoli, molte scelte vengono fatte sulla base di elementi passionali che nulla hanno a che vedere con la ragione. In particolare l’immaginario collettivo che associava i Club service alla “naftalina”, ai ricchi banchetti ed alle sterili chiacchierate da conventicola, determinava in me una sorta di ripulsa all’idea di poterne accettare l’ indirizzo e la filosofia.
Non so quanto questa sensazione fosse estendibile ad altri, ma siccome la storia la sto scrivendo io, mi assumo il peso e la responsabilità per quanto di mia competenza. In ogni caso la pagina resterà aperta, pronta a ricevere le proposizioni, i giudizi o eventuali emendamenti degli altri. Naturalmente molte delle mie asserzioni sono provocatorie nella speranza che anche gli altri amici kiwaniani che quando due anni fa si pensò di scrivere la “Storia del Club” in preparazione della festa della ricorrenza dei 25 anni di vita, avevano garantito la loro collaborazione e non lo fecero, lo facciano adesso.

Vi ho espresso il mio stato d’animo nei riguardi dei club. La pensavo proprio così quando per la prima volta durante una scampagnata con tanti amici a San Lorenzo ritrovandoci allo stesso tavolo con Vincenzo Arancio, la moglie Enza, Franco e Pina Iacono Gianni Stella ed altri

Nella foto i primi quattro presidenti Arancio, Fortuna, Belfiore e Nastasi

per la prima volta iniziammo a parlare dell’opportunità di fondare un gruppo che ci consentisse di potere praticare il volontariato, le azioni sociali, le azioni filantropiche una vita associativa più armonizzata ed organizzata. Insomma cominciammo a parlare per la prima volta di Kiwanis.


In questa azione Vincenzo era seguito e instradato da amici suoi Catanesi per l’esattezza alcuni soci Kiwaniani del Club Catania Etna. Confesso che all’epoca non pensai affatto che stavamo discutendo di un gemello del Lyons e del Rotary, di un club cioè nato nel 1914 in contemporanea con quelli e le cui finalità avrebbero dovuto accomunarlo ad essi.In sostanza senza la mia consapevolezza, nell’occasione si parlò delle regole d’oro del Kiwanis della loro validità e della possibilità di applicazione in ambiente aperto, non politico o politicizzato terreno nel quale io in quella fase mi dibattevo.

 

 

 

 

 

Mi vennero in mente esperienze che io, infarcito di ideologia, avevo vissuto, in collaborazione con ambienti allora a me molto lontani, religiosi, FUCI, Azione Cattolica, Scouts, giovani volontari come quando facemmo il doposcuola ai bambini di un quartiere degradato di Noto, oppure la raccolta di fondi a favore dei lavoratori della Distilleria San Paolo, licenziati in tronco tra il ’69 ed il ’71. Esperienze che si mostrarono in seguito per me molto valide proprio perché non politicizzate.
Pertanto parlare in un ambiente dove c’erano amici di idee anche diverse, ma volti a finalità ed obbiettivi comuni, mi rese più attento ed intensamente interessato alla faccenda.
Certamente qualche dubbio mi assaliva, ma complessivamente quando discutemmo in quella giornata di Primavera a San Lorenzo, in me scattò una molla che mi mise sulla strada giusta.
Solo quando una sera di autunno su indicazione di Vincenzo Arancio, che nel frattempo aveva coinvolto un numero sufficiente di amici, ci recammo nell’ufficio del Notaio Alì per approvare e firmare lo statuto e leggere regolamenti e letteratura del Kiwanis, mi resi conto che stavamo fondando un nuovo Club Service a Noto e fui assalito dall’angoscia di sbagliare a buttarmi in quell’avventura. Ma ormai il dato era tratto, per fortuna.
Da quel momento con grande piacere e nello stesso tempo con impegno e rigore mi preparavo a portare avanti le regole d’oro del Kiwanis e ad affrontare la mia vita di membro di un Club service.
In buona sostanza io, sono stato attirato dal Service prima che della sigla del Club.

 

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