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Se
tra gli anni ‘60 e la prima metà dei ’70, in tempo di contestazione
globale, Marcusismo e Maoismo, mi avessero parlato di Club service ,
credo che avrei potuto anche litigare con il povero interlocutore.
Ricordo ancora il dispiacere di un mio familiare e di un suo amico,
all’epoca presidente del Rotary, allorché nel 1978 mi invitarono
a fare parte del loro Club. In quell’occasione, in modo un pò
sprezzante risposi loro che non avevo tempo da perdere con simili sciocchezze.
Inutile dire che la questione non era soltanto di carattere ideologico
culturale. Come spesso accade nei centri piccoli, molte scelte vengono
fatte sulla base di elementi passionali che nulla hanno a che vedere
con la ragione. In particolare l’immaginario collettivo che associava
i Club service alla “naftalina”, ai ricchi banchetti ed alle sterili
chiacchierate da conventicola, determinava in me una sorta di ripulsa
all’idea di poterne accettare l’ indirizzo e la filosofia.
Non so quanto questa sensazione fosse estendibile ad altri, ma siccome
la storia la sto scrivendo io, mi assumo il peso e la responsabilità
per quanto di mia competenza. In ogni caso la pagina resterà
aperta, pronta a ricevere le proposizioni, i giudizi o eventuali emendamenti
degli altri. Naturalmente molte delle mie asserzioni sono provocatorie
nella speranza che anche gli altri amici kiwaniani che quando due anni
fa si pensò di scrivere la “Storia del Club” in preparazione
della festa della ricorrenza dei 25 anni di vita, avevano garantito
la loro collaborazione e non lo fecero, lo facciano adesso.
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Vi
ho espresso il mio stato d’animo nei riguardi dei club. La pensavo
proprio così quando per la prima volta durante una scampagnata
con tanti amici a San Lorenzo ritrovandoci allo stesso tavolo
con Vincenzo Arancio, la moglie Enza, Franco e Pina Iacono Gianni
Stella ed altri
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Nella
foto i primi quattro presidenti Arancio, Fortuna, Belfiore e Nastasi |
per
la prima volta iniziammo a parlare dell’opportunità di fondare
un gruppo che ci consentisse di potere praticare il volontariato, le
azioni sociali, le azioni filantropiche una vita associativa più
armonizzata ed organizzata. Insomma cominciammo a parlare per la prima
volta di Kiwanis.
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In questa azione Vincenzo era seguito e instradato da amici suoi
Catanesi per l’esattezza alcuni soci Kiwaniani del Club Catania
Etna. Confesso che all’epoca non pensai affatto che stavamo discutendo
di un gemello del Lyons e del Rotary, di un club cioè nato
nel 1914 in contemporanea con quelli e le cui finalità
avrebbero dovuto accomunarlo ad essi.In sostanza senza la mia
consapevolezza, nell’occasione si parlò delle regole d’oro
del Kiwanis della loro validità e della possibilità
di applicazione in ambiente aperto, non politico o politicizzato
terreno nel quale io in quella fase mi dibattevo. |
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Mi vennero in mente esperienze che io, infarcito di ideologia, avevo
vissuto, in collaborazione con ambienti allora a me molto lontani, religiosi,
FUCI, Azione Cattolica, Scouts, giovani volontari come quando facemmo
il doposcuola ai bambini di un quartiere degradato di Noto, oppure la
raccolta di fondi a favore dei lavoratori della Distilleria San Paolo,
licenziati in tronco tra il ’69 ed il ’71. Esperienze che si mostrarono
in seguito per me molto valide proprio perché non politicizzate.
Pertanto parlare in un ambiente dove c’erano amici di idee anche diverse,
ma volti a finalità ed obbiettivi comuni, mi rese più
attento ed intensamente interessato alla faccenda.
Certamente qualche dubbio mi assaliva, ma complessivamente quando discutemmo
in quella giornata di Primavera a San Lorenzo, in me scattò una
molla che mi mise sulla strada giusta.
Solo quando una sera di autunno su indicazione di Vincenzo Arancio,
che nel frattempo aveva coinvolto un numero sufficiente di amici, ci
recammo nell’ufficio del Notaio Alì per approvare e firmare lo
statuto e leggere regolamenti e letteratura del Kiwanis, mi resi conto
che stavamo fondando un nuovo Club Service a Noto e fui assalito dall’angoscia
di sbagliare a buttarmi in quell’avventura. Ma ormai il dato era tratto,
per fortuna.
Da quel momento con grande piacere e nello stesso tempo con impegno
e rigore mi preparavo a portare avanti le regole d’oro del Kiwanis e
ad affrontare la mia vita di membro di un Club service.
In buona sostanza io, sono stato attirato dal Service prima che della
sigla del Club.
CONTINUA
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