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Kiwanis
International
DISTRETTO ITALIA - SAN MARINO
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Il
Kiwanis Club Noto Barocca ha concluso la celebrazione della
"GIORNATA MONDIALE PER I DIRITTI DELL'INFANZIA" con
una conferenza dal tema molto interessante ed attuale: L'OBESITA
INFANTILE.

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Il
Presidente Corrado Provenzano dopo i ringraziamenti fatti
ai presenti , ha presentato e ringraziato anche il Dottor
Gaetano D'Agata, Pediatra, la Dottoressa Simona Guarino, Psicologa
di bambini, adolescenti e famiglie ed il Vice Sindaco Costanza
Messina che ha sottolineato l'importanza e l'attenzione che
il Club dimostra nei confronti dei bambini.

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Il
Dottor Gaetano D'Agata, Direttore dell'unità operativa
complessa dell'Ospedale di Noto, con la proiezione di slide,ha
visualizzato il lato medico del problema obesità, specificando
che bisogna assumere un atteggiamento intelligente ed educativo
fin dalla vita in utero del bambino perchè una sana
alimentazione in gravidanza è importante per la salute
futura del bambino. L'obesità può essere definita
come un eccesso di tessuto adiposo in grado di indurre un
aumento significativo di rischi per la salute (malattie cardiovascolari,
pressione alta, diabete, ipercolesterolemia). L'obesità
risulta essere il disordine nutrizionale più frequente
nei paesi sviluppati e in particolare l'obesità infantile
è certamente uno dei problemi più frequenti
in età pediatrica. Nella popolazione generale in età
pediatrica, dopo l'età di un anno, i valori di BMI
diminuiscono per poi stabilizzarsi e riprendere ad aumentare
mediamente solamente dopo l'età di 5-6 anni.
Gli
errori più comuni nel comportamento alimentare dei
ragazzi sono:
• prima colazione scarsa o assente
• spuntini assenti o a base di alimenti a ridotto valore nutritivo
• consumo scarso o nullo di verdure e frutta
• eccessivo consumo di salumi, cioccolata, barrette, patatine
fritte, caramelle e altri dolci confezionati, bevande gassate
e zuccherate
• spazio eccessivo al fast food all'americana, ricco di alimentai
ad elevato contenuto in calorie, grassi saturi, sale e zuccheri
semplici e poveri in fibra e vitamine.
Più che in ogni altro gruppo di età, il trattamento
dell'obesità nel bambino e nell'adolescente deve essere
individualizzato. Il bambino deve essere reso protagonista
scegliendo il cibo, in accordo con le sue preferenze nel rispetto
di una alimentazione corretta. E' importante che non giudichi
la dieta ipocalorica come una imposizione. Molto importante
è poi la partecipazione della famiglia nel trattamento.
Quindi una dieta ipocalorica non solo dovrebbe raggiungere
lo scopo di fare dimagrire il bambino, ma dovrebbe anche educare
lui e la sua famiglia cercando di:
-
Limitare l'introito calorico, ma non drasticamente
- Fornire pasti che facciano sentire sazio il bambino
- Limitare l'introito di grassi, proteine specialmente di
origine animale
- Aumentando l'apporto di carboidrati ad alto assorbimento,
frutta e vegetali
- Diminuire l'apporto di zuccheri semplici
- Diminuire la densità calorica dei pasti
- Aumentare l'apporto di fibre
- L'assunzione di proteine dovrebbe risultare non inferiore
alla quota raccomandata per un soggetto della stessa età,
sesso, altezza per kg di peso corporeo ideale con un rapporto
1:1 tra proteine animali e vegetali
- L'apporto di grassi dovrebbe essere inferiore al 30% con
non più di 100 mg di colesterolo ogni 1000 calorie
- L'apporto di carboidrati dovrebbe essere intorno al 60 %
delle calorie con prevalenza dei carboidrati complessi
- La quota di zuccheri semplici non dovrebbe superare il 10
% della calorie totali.
- L'introito di fibre, vitamine e minerali dovrebbe essere
assicurato
- Oltre a questo e' importante favorire un'attività
fisica, che sia accettata, anche per prevenire la diminuzione
di massa magra e correggere gli eventuali comportamenti alimentari
sbagliati (mangiare in fretta, mangiare guardando TV, fare
pasti e frequenti nel pomeriggio…).
Un
intervento di Educazione Sanitaria estesa ai bambini che frequentano
la Scuola Materna, la Scuola Elementare e la Scuola Media
Inferiore può rivelarsi efficace attraverso un Primo
Livello o Prevenzione Primaria con Campagne di Educazione
Alimentare coinvolgenti le famiglie, le insegnanti, il personale
delle Mense e i Medici di Base e un Secondo Livello o Prevenzione
Secondaria con attivazione di screening mirati per individuare
i soggetti obesi e attuazione di un protocollo di intervento
terapeutico che preveda una prima fase in cui vengano fornite
indicazioni generali per una corretta alimentazione e una
seconda fase, qualora l'obesità persista, con un trattamento
individualizzato che coinvolga più figure specialistiche.
Tra questi si possono considerare importanti nella patogenesi
dell'obesità:

•
Attività extra scolastiche prevalentemente sedentarie
Recenti studi epidemiologici hanno evidenziato come 3/4 dei
ragazzi trascorra più di due ore al giorno davanti
alla TV, mentre solo il 50 % degli adolescenti pratica uno
sport con regolarità.
• Basso livello socio-economico
Anche questo parametro è rilevante nella patogenesi
dell'obesità. Sembra infatti che l'apporto calorico
sia più elevato nelle fasce di popolazione di basso
livello socio-economico rispetto alle classi sociali superiori
e inoltre la prevalenza di eccesso ponderale è significativamente
maggiore in tali classi a basso tenore di vita.
• Errato comportamento alimentare
L'analisi
del comportamento alimentare è importante perché
le abitudini alimentari formatesi precocemente durante la
vita in risposta a richieste fisiologiche e a pressioni psico-sociali
possono avere un considerevole impatto sullo stato di salute
a lungo termine.Questo problema legato alla "qualità"
dell'alimentazione, è importante sottolinearlo, dovrebbe
far rifletter tutti e non solo chi soffre di soprappeso e
obesità.
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La
Dottoressa Simona Guarino, psicologa di bambini, adolescenti
e famiglie, docente nell'Università Kore di Enna, ha
visualizzato il lato psicologico del problema: Nell'obesità
esogena, che rappresenta la maggior parte dei casi, ci sono
fattori psicologici che verosimilmente giocano un ruolo nella
formazione dell'obesità. La madre che allatta offre al
suo bambino non solo latte, ma anche supporto, calore, odore,
cura, contatto visivo che soddisfa i suoi bisogni primordiali.
Per questa ragione il cibo diventa, per la madre e il bambino,
un modo di dare e avere e un veicolo per messaggi di amore o
aggressione. Questo è il motivo per cui il cibo si carica
di valori e simboli complessi (sociali, etnici, etici, religiosi..)
in ogni paese e in ogni cultura. L'importanza della famiglia
può perciò essere spiegata soprattutto, ma non
esclusivamente, come un comportamento alimentare trasmesso da
un atteggiamento culturale e emozionale dei genitori in un contesto
famigliare. Molti ragazzi obesi hanno una situazione familiare
alterata.
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In
particolare la madre gioca un ruolo dominante in famiglia,
esercitando un naturale controllo sul figlio, ostacolandone
lo sviluppo dell'autonomia e spesso stimolandolo a nutrirsi
in modo eccessivo. Per queste madri la nutrizione acquisterebbe
un valore emotivo configurandosi come un mezzo per esprimere
il proprio affetto, per coltivare i sensi di colpa verso
i figli verso i quali si sentirebbero inadeguate. D'altro
canto il bambino, che ha bisogni affettivi insoddisfatti
a causa delle carenze materne, reagirebbe con una domanda
crescente di cibo che rappresenta per lui compenso e conforto
e quindi la sua resistenza ad aderire ad un controllo
alimentare potrebbe dipendere dal fatto che per lui questo
significa una grave perdita di sostituti compensatori
e di regolatori dell'ansia.
Oltre alle carenze affettive ci sono altri fattori che,
alterando profondamente l'equilibrio emotivo, possono
favorire l'insorgere e il persistere dell'obesità
come i traumi emotivi e il disadattamento sociale.

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La
relazione dei due Dottori ha suscitato il disappunto di alcuni
intervenuti
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